I racconti

di Marlo

Se la storia de I Calcettari di strada è un invito al sogno, I Racconti di Marlo narrano la pulsione dell’essere umano al viaggio. E’ una partenza senza ritorno quella di Adri, l’amata mamma di Daniel, che suo figlio vorrebbe seguire su nel cielo. E’ un cambiamento di vita quello della famiglia di Tito, che desidera ricostruire una nuova esistenza dall’altra parte del Mare Adriatico. E’ una fuga quella della critica d’arte Kelly, che non vuole rassegnarsi ad essere così diversa dai suoi fratelli irlandesi, meglio piuttosto accettare le differenze con chi vive dall’altra parte del continente. E poi c’è il viaggio di Nonno Brando, ragazzino in cerca di fortuna così come l’odissea del padre di Fabiolino partito da solo dall’Africa. Mauro, Fabione, Mattia e Peppo, ognuno a suo modo viaggia fisicamente o con la fantasia. La stessa fantasia che guida Marlo nel suo cammino verso l’emulazione dei grandi campioni, ogni giorno fino all’imbrunire, quando percorre la strada di ritorno dal campetto verso casa pronto ad immaginare ancora una nuova sfida da giocare.

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Una domenica di sangue

Nessuno vorrebbe essere nei panni di una sorella che assiste allo scontro illogico tra due suoi fratelli. Di certo non Kelly. Aveva un carattere mite, mai incline a prendere una posizione netta, specialmente se questo avesse significato scegliere tra i suoi fratelli. Lei amava la bellezza, non credeva che la vita fosse solo rose e fiori, no, ciononostante riusciva a scoprirne tracce anche nei momenti di dolore. Era un po’ come un cercatore di funghi che scruta, osserva, torna indietro per controllare meglio e alla fine riesce sempre a trovare un dettaglio, un riflesso di luce, qualcosa che sveli la bellezza di ciò che sta guardando, nascosto dietro un angolo o sotto una foglia.

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Il cuore di Daniel il boss e Kurt

Il cuore di sua madre si era fermato all’improvviso, il suo continuava a battere, suo malgrado. Avrebbe voluto seguirla, almeno per salutarla un’ultima volta. Nessuno si era accorto che Adriana fosse malata, nemmeno lei, nessun sintomo, nessun preavviso. Una mattina, come tutte le mattine, Daniel, quattro anni appena compiuti, era andato verso il lettone in cerca della sua dolce mamma, ma aveva trovato solo suo padre, seduto, con le mani sul viso e la testa ricurva verso le ginocchia.

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Tito

C’era una cosa che Tito non tollerava affatto, quei sorrisetti scambiati in confidenza tra gli astanti quando gli capitava di uscire con suo padre. Aveva capito, sin dai primi giorni dal suo trasferimento in Italia, che avrebbe difficilmente trovato piena accoglienza. Suo padre, Dejan, non si stancava di rassicurarlo, dicendogli che, se anche avessero incontrato persone ostili, gli Italiani sarebbero riusciti ad accettare la presenza della loro famiglia, e che, in fondo, Jugoslavi ed Italiani erano ben più che cugini.

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Il viaggio di Brando Tardelli

Il padre di mio padre, ovvero il mio fantastico nonno Brando Tardelli, ancora porta l’elmetto nelle cave di travertino dove lavora da più di quarant’anni. Si era trasferito da queste parti “poco più che bambino” dice lui; veniva da un piccolo paesino sulle Alpi Apuane, in Toscana, dove si chiamano tutti Tardelli, o quasi tutti. Un suo compaesano e amico fraterno, un certo Franco detto “Capitano”, che lavorava nelle cave di marmo di Carrara, aveva saputo che qui cercavano operai e che pagavano bene, e lo aveva invitato a seguirlo in quell’avventura.

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