E' diritto di ogni bambino sognare di diventare un campione

dovere di ogni genitore è non pretenderlo da lui

I calcettari di strada

la partita perfetta

Spesso la paura governa le nostre scelte tenendoci piantati al terreno; essa impedisce ai nostri sogni di volare in alto come calme mongolfiere. e’ vorticoso il ritmo di vita della nostra società, troppo veloce per lasciare spazio al sogno di essere, lasciandoci sopraffatti dal bisogno di avere.

Il sognatore è un diverso, una tanto inutile quanto inaccettabile distorsione del civile ordine.

E così ci imponiamo, per successive generazioni, di respingere, reprimere, cassare la pulsione al sogno, sin dalla nascita. Nel cuore dei sognatori viene coltivato il terrore per il moto, rendendo desiderabile ignavia ed immobilismo. La paura è tuttavia necessaria perché instilla il dubbio, induce a riflettere, impone di migliorarsi. Ma niente più di questo. Nel momento in cui il battito rallenta, le pupille si dilatano, la temperatura corporea precipita e i muscoli si rilassano capiamo che non possiamo stare fermi ma dobbiamo agire, rimettere in moto la macchina ricoperta di polvere che agli occhi più superficiali oramai pareva un catorcio arrugginito. E’ allora che togliamo con scatto felino le dita da sotto il cancello prima che si chiuda, che raccogliamo il dente caduto a terra dopo aver dato la più grande sgrugnata da quando l’uomo inventò la ruota quadrata. Se ci fidassimo delle nostre paure resteremmo in contemplazione del catorcio, col rimpianto di non aver tirato via le dita in tempo ed il rimorso di averci rimesso un dente con quello che costa procurarsene uno nuovo. Quello che ci rende ciò che siamo, pacchetto completo, è il movimento. Il pensiero riparte in cerca di una soluzione, il battito aumenta di velocità, i muscoli si contraggono, il brivido lungo la schiena diventa urlo liberatorio. Per noi è ora di ripartire, con un briciolo di paura in tasca, ma con l’inestinguibile desiderio di conoscere l’ignoto, di perdersi nei sogni e grazie ad essi trovare nuove inesplorate strade.

Marlo

Marlo è un ragazzino di 9 anni che vive in una città alle porte di Roma nei primi anni ’90. E’ un antieroe, se ci è consentito adoperare questa definizione per un bambino della sua età, che spesso combina pasticci ma talvolta ha intuizioni geniali e visionarie. Il suo mondo si riduce apparentemente al tragitto scuola-casa-campetto di pallone, quello rappresenta per lui lo sconfinato territorio nel quale lasciar galoppare la fantasia. Sogna di fare il calciatore, il suo idolo è Roberto Baggio e porta un cognome calcisticamente ingombrante; venera suo nonno e da lui ha ereditato il carattere garibaldino e un po’ guascone che gli impone di ribellarsi ad ogni ingiustizia nella quale gli accade di imbattersi. Le persone di Marlo e dell’autore non coincidono ma, probabilmente, c’è un piccolo Marlo nel cuore di chiunque, a qualsiasi età, nel substrato di una metropoli o ai margini di una periferia, sia in grado di unire il sogno e la ribellione, di rischiare il tutto per tutto in una partita da dentro o fuori provando sempre a fare la partita senza preoccuparsi di difendere un effimero vantaggio e, altrettanto, sia capace di battersi strenuamente per difendere un amico come si fa con il gioiello più prezioso. I personaggi, i luoghi e le vicende raccontate sono interamente frutto della fantasia dell’autore e non sono riconducibili a vicende realmente accadute ma ci piace immaginare che ci possano essere in giro molti altri Marlo che, leggendo, penseranno “è successo anche a me”.

Il libro

Al di là di qualsiasi interpretazione si voglia provare a darne, destinatari del libro sono ragazze e ragazzi, bambine e bambini, non necessariamente appassionati di calcio, ai quali ci auguriamo di regalare delle ore di lettura lieve e gradevole; saranno loro insegnanti ed allenatori per una volta, giudici della bontà o meno di quest’opera. Il libro è un invito al sogno ed i sogni sono necessariamente rivoluzionari, mai moderati. Chi sogna vuole essere l’astronauta che rischia di perdersi nello spazio e non l’encomiabile tecnico dello space center che aspetta in ansia la fatidica frase “Houston abbiamo un problema”. Chi sogna vuole diventare come Messi o Ronaldo, difficilmente udiremo ragazzini urlare il nome di Magnanelli e Missiroli, deliziosi protagonisti del Sassuolo di Di Francesco. Il sognatore vuole cambiare il mondo e non si accontenta del proprio condominio. Tutto questo, almeno finchè si può. Arriverà, per tutti, prima o dopo, il momento di diventare pompieri ma la fiamma continuerà comunque ad ardere, nascosta piccola piccola , nel cuore di ciascun sognatore. Il calcio non è il fine bensì il mezzo per sognare, giocare e fare amicizia, con tutti i rischi del caso, ovvero ginocchia sbucciate, panchine fredde e polverose, nasi sanguinanti e denti saltati. Chi non ha capito questo, che sia un calciatore o un tecnico, non ne ha colto lo spirito profondo. Questo libro è dedicato ai sognatori, a tutti quei terzini che avranno il coraggio di scendere lungo la fascia a testa bassa, arrivare sul fondo e metterla dentro cercando di pennellare un cross perfetto sulla testa del centravanti e, una volta calciato il pallone, tornare indietro mai domi, sempre con il capo chino ma con un occhio al rilancio del portiere avversario, cercando con lo sguardo l’avversario diretto e la linea di difesa, comandata dal coraggioso Capitano sotto la pioggia di urla, talvolta incoraggianti, quasi sempre invettive, del tirannico allenatore con gli occhiali da sole a specchio. E da lì ripartire alla ricerca della perfezione, di quel traversone che faccia da ponte tra la difesa e l’attacco, tra il temporeggiare per recuperare fiato e l’incornata decisiva con la quale l’attaccante possa scaricare tutta la forza nell’atto conclusivo.

Paolo Tirabassi

scrittore sognatore
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